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Formula 1Il Cavallino nella storia

2016: provaci ancora Seb

Dopo aver ben figurato nella stagione 2015, il presidente della Ferrari Marchionne non ammette alibi e nel 2016 vuole il titolo.
Non si sa se per scaramanzia o per ricordare in modo occulto lo sponsor Philip Morris, la livrea della monoposto si distacca dalle precedenti per la presenza di ampie sezioni di bianco.
Il colore bianco ha accompagnato le monoposto Ferrari degli anni 70 in particolare la 312t, la Ferrari che ha riportato a Maranello il titolo dopo undici anni di astinenza.
La sigla della monoposto è SF16-H e a colpo d’occhio di discosta dalla precedente per un muso decisamente più corto e un deciso lavoro sulle componenti della power unit che ha permesso di rastremare le fiancate esaltando la zona coca cola.
La vettura debutta a Barcellona nei test collettivi dove risulta spesso la più veloce ma poco costante sulla distanza.
Nella prima gara in Australia, le rosse sono le macchine più competitive e dopo un ottima partenza si ritrovano al comando della gara. Una bandiera rossa penalizza Vettel che scivola al terzo posto mentre Raikkonen è costretto al ritiro per rottura del turbo.
Nonostante la squadra cerchi di rassicurare un tuonante Marchionne, il timore che la vettura fosse afflitta da una scarsa affidabilità comincia a serpeggiare tra i locali della GES.
In Bahrain i timori prendono corpo, infatti Vettel è costretto al ritiro durante il giro di ricognizione per un problema al motore mentre Raikkonen, dopo una pessima partenza, tiene alta la bandiera del cavallino e, dopo diversi sorpassi, riesce a chiudere al secondo posto.
In Cina, Vettel, per evitare un contatto con Kvjat tocca la monoposto del proprio compagno di squadra causando un vicendevole danno all’ala anteriore. Nonostante l’incidente in partenza, entrambi i ferraristi riescono a concludere la gara con Vettel secondo e Raikkonen quinto.
In Russia sempre Kvjat mette fuori gara Vettel con un incidente in partenza mentre Raikkonen conquista il terzo posto.
In Spagna l’incidente iniziale tra le due Mercedes sembra spianare la strada alle rosse. Durante la gara le macchine italiane vengono battute dalla nuova stella della Formula uno: il diciottenne Verstappen.
In fabbrica contano di tornare a vincere a Monaco, il presidente lo pretende, ma sul circuito del principato Raikkonen è costretto al ritiro mentre Vettel non va oltre a un deludente quarto posto.
Il tedesco riassapora la prima posizione in Canada dove, grazie a una grande partenza, riesce a sopravanzare le Mercedes e pare non avere avversari. Il muretto rosso sbaglia strategia e il tedesco, sempre più scuro in volto, riesce a conquistare il secondo posto.
Nel GP d’Europa Vettel si ripete e arriva nuovamente secondo mentre in Austria è Raikkonen a conquistare il terzo gradino del podio.
I limiti della monoposto appaiono evidenti in Gran Bretagna dove entrambi i ferraristi mancano il podio e non sono mai in lotta per le posizioni di vertice.
Anche in Ungheria le Ferrari mancano il podio, le prestazioni sono così inconsistenti che Marchionne, stanco di tanto grigiore, licenzia in tronco il progettista Allison.
Senza una guida tecnica in Germania la monoposto italiana palesa le proprie inferiorità tecniche e diventa la terza forza del campionato dietro a Mercedes e Red Bull.
In Belgio i ferraristi vengono a contatto in partenza mentre a Monza Vettel e Raikonen arrivano al terzo e quarto posto finale.

sebastian vettel russia 2016
© Depositphotos

Le speranze di ben figurare a Singapore sono vanificate da una barra antirollio rotta sulla vettura di Vettel e da una strategia sbagliata che fa perdere il terzo posto a Raikkonen.
Prima del Gran Premio di Malesia e Giappone, piloti e tecnici cercano di venire a capo ai problemi della macchina e a Sepang il finlandese è abbastanza contento nonostante il quarto posto mentre in Giappone la macchina sembra essere più competitiva ma l’ennesimo errore di strategia relega Vettel al quarto posto e Raikkonen al quinto.
A Austin e in Messico la macchina è competitiva a sprazzi, in Brasile è la pioggia a tarpare le ali alle speranze italiane mentre nel gran premio conclusivo ad Abu Dhabi un ottima strategia permette a Vettel di chiudere al terzo posto .
In quella che doveva essere la stagione del trionfo, la Ferrari chiude terza in classifica generale col presidente che non ammette di aver visto gareggiare una monoposto con gravi carenze di messa a punto e con gravi limiti aerodinamici che hanno portato la squadra italiana a chiudere la stagione senza vittorie e riporre le speranze al 2017 quando cambieranno i regolamenti.

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Federico Sandoli

Esperto di logistica e trasporti, sempre pronto a recepire le novità ed a proporre soluzioni operative innovative. Lettore accanito, con una passione particolare per la scienza, la medicina ed…i supereroi. Iscritto al Club Ferrari di Maranello dalla nascita, curo da sempre la mia passione per la Ferrari e la F1 in genere. Colleziono modellini che posiziono rigorosamente in funzione del periodo dell’anno e degli eventi legati a piloti e case costruttori e custodisco gelosamente alcune lettere autografe oggetto di uno scambio di corrispondenza con l’Ing. Ferrari.

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Un commento

  1. L’articolo è molto bello e ci racconta i maniera e dinamica i guai della Ferrari da quando mancano i bravi progettisti di motori ed i bravi meccanici………

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