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Formula 1Grandi eroi senza corona

Da una terra lontana… Un mito per sempre: Bruce McLaren

La McLaren è, per tutti gli appassionati ed i tifosi, una scuderia di Formula 1 dal passato glorioso che sta lavorando per tornare ad essere la regina della categoria. Bruce McLaren, il fondatore, fu un precursore del marketing applicato al motorsport.

Nel periodo in cui i GP erano trasmessi in bianco e nero decise di colorare le monoposto di un bel color papaya che nello schermo diventava bianco facendo individuare immediatamente ai telespettatori le McLaren!

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Con il passaggio al colore gradualmente le monoposto si sono ricolorate di bianco per mantenere continuità di visione per tifosi ed appassionati che ammirano i gran premi dal piccolo schermo…

McLaren nasce nella terra dei Kiwi il 30 agosto 1937.

Era ancora un bambino quando gli venne diagnosticata una sindrome degenerativa alle gambe che lo obbligò ad utilizzare le stampelle, mettendo seriamente in pericolo la possibilità di poter tornare a camminare normalmente.

La tempra del ragazzo fa sì che cominci ad allenarsi quotidianamente fino a sconfiggere, per puro miracolo, la malattia che, ben presto, riuscì a ricondurre ad una fastidiosa zoppia corretta con plantari ortopedici confezionati appositamente per lui…

Alla fine, c’era riuscito, la caparbietà aveva vinto la terribile malattia!

Nel frattempo il pilota neozelandese era riuscito a convincere il padre a farlo operare all’interno dell’officina di famiglia. Complice la sua vicissitudine di salute, ottiene quanto voluto.

A quindici anni si innamora di una vecchia Austin, vuole restaurarla per vincere un’altra sfida: correre una gara in salita!

Bruce ottiene l’autorizzazione, corona il suo sogno e…riesce a vincere!

Questa prima inaspettata vittoria segna inequivocabilmente il destino del neozelandese che, da quel momento, decide che il suo futuro sarebbe stato legato in qualche modo alle macchine da corsa.

Si immerge negli studi di ingegneria per imparare al meglio la tecnica ed applicarla in pratica quando si trovava al volante di una macchina da gara.

Anche in questo caso Bruce ha visto giusto: con la tecnica affinata si è trovato a vincere spesso e, dopo due anni di trionfi, a debuttare con la sua monoposto: una Cooper Climax da lui acquistata che lo porta ad arrivare secondo nel campionato neozelandese.

Bruce McLaren GP USA 1959

Le prestazioni del giovane non passano inosservate.

Jack Brabham, da pilota di Formula 1, capisce che il ragazzo ha la stoffa del campione.

Decide di prenderlo sotto la sua ala protettrice e di metterlo in condizione di vincere la borsa di studio per i giovani piloti.

Naturalmente Bruce vince e, con in tasca l’ambito premio, si fa convincere da Brabham e si trasferisce in Inghilterra per entrare nella squadra ufficiale Cooper!

Il giovane si sottopone a continui e massacranti allenamenti.

Non si limita a guidare, ma cerca di seguire lo sviluppo della vettura: interroga ingegneri e meccanici per conoscere sempre meglio le monoposto e la loro gestione.

Il giovane apprende molto velocemente e la squadra decide di metterlo alla prova facendolo debuttare sul difficile circuito del Nürburgring nel 1958.

Quell’anno il regolamento in vigore in F1 permetteva la partecipazione anche di macchine di Formula Due.

È così che Bruce McLaren, con una Cooper della formula cadetta, al Nürburgring dimostrò un talento unico riuscendo ad arrivare quinto al traguardo!

La squadra rimase impressionata dalla prestazione del giovane neozelandese e decise di dargli fiducia: a fine campionato Bruce si classifica in dodicesima posizione.

Nel 1959 la Cooper lo schiera come pilota e McLaren ripaga la fiducia con un quinto posto a Monaco ed una vittoria negli Stati Uniti che lo consacra come il più giovane vincitore di un gran premio valido per il campionato mondiale.

La prima vittoria di Bruce arriva, casualmente, nel giorno della consacrazione di Brabham, suo mentore, che proprio negli USA ottiene la conquista del titolo mondiale!

Squadra che vince non si cambia e per la stagione successiva la Cooper conferma in blocco la squadra.

Il neozelandese immagina una stagione da mattatore e la vittoria nel gran premio di apertura sembra dargli ragione.

La squadra aveva un pensiero diverso.

Relega il nostro Bruce al ruolo di scudiero di Brabham, suo compagno di squadra, che bissa il titolo con la Cooper a motore posteriore…

Bruce McLaren GP USA 1959

Una innovazione…che pian piano si è perfezionata proprio grazie ai suggerimenti di Bruce: l’adozione del motore posteriore cambierà il volto dei GP per sempre.

Col secondo titolo in tasca Brabham decide di aprire una propria scuderia lasciando in Cooper Bruce che sogna di coprire il ruolo di prima guida.

Ancora una volta non sarà così…

Charles Cooper, proprietario della omonima scuderia, non vede di buon occhio questo pilota che si interessa troppo di tecnica, mentre a suo dire dovrebbe essere concentrato solo sulla guida.

In realtà, quell’anno la Cooper stava perdendo di competitività e, nonostante il clima del team non dei migliori, solo il neozelandese riesce a far ottenere qualche soddisfazione alla squadra conquistando diverse posizioni a punti.

Bruce McLaren ha ormai ben chiaro cosa c’è scritto nel suo futuro: vuole diventare un costruttore di macchine da corsa!

Dopo aver chiesto a Cooper il permesso, fonda un suo team e nel 1963 nasce la Bruce McLaren Racing ltd.

bruce mclaren
bruce-mclaren.com

Bruce è pilota e progettista, Teddy Meyer il direttore sportivo e Timmy, suo fratello, il secondo pilota.

È così che nei circuiti di tutto il mondo cominciano a vedersi monoposto color…papaya…

La neonata scuderia si iscrive al campionato di Tasmania dove la gioia per la vittoria viene funestata dalla morte di Timmy Meyer avvenuta in un incidente nell’ultima gara di campionato.

Il grave lutto sembra mettere fine alla storia della scuderia.

McLaren e Meyer, dopo essere stati preda di un travaglio interiore, decidono di continuare a correre.

Bruce si impegna a trovare i fondi necessari.

La decisione di non sciogliere il contratto con la Cooper si rivelò assai saggia…

Decide di accantonare un momento il desiderio di far il costruttore e di ripartire proprio da una ex Cooper di F1.

La modifica e la porta al debutto in Can AM riuscendo a vincere il Canada.

Galvanizzato dal successo crea la sua prima McLaren: la M1!

Il debutto viene segnato da una vittoria e dalla nascita di una nuova figura nel motorsport: il pilota costruttore.

Il destino ha riservato un’altra sorpresa per Bruce che incontra Robin Herd.

Un giovane ingegnere che convince McLaren a progettare una propria monoposto e debuttare nella massima formula.

Bruce si rende conto che recuperare un motore competitivo è molto difficile.

In suo soccorso interviene il suo socio Teddy Meyer che non solo riesce a convincere la Ford a concedere alla neosquadra un motore sperimentale di derivazione Indy, ma anche una notevole somma di denaro per gli sviluppi dello stesso!

La prima McLaren di F1 vede la luce nel 1965.

bruce mclaren
goodwood.com

Il debutto in pista eccita il neozelandese che, ben presto, si rende conto che il propulsore Ford è troppo fragile e poco elastico in termini di trazione.

Decide così di optare per un Ford V8, motore robusto quanto basta per permettere a Bruce di vedere il traguardo.

Nonostante l’esperienza in F1 non sia delle migliori, McLaren non demorde e decide di partecipare alla 24 Ore di Le Mans con una Ford GT40.

La vittoria nella classicissima di durata lo galvanizza, si accorda con la BRM per montare il motore costruito dalla factory inglese, ma dopo un ottimo quarto posto a Monaco si rende conto ben presto che la scelta si sta rivelando l’ennesimo buco nell’acqua…

Bruce McLaren e Ken Miles alla 12 Hours of Sebrin
Bruce McLaren e Ken Miles alla 12 Hours of Sebrin 1965 – From the Collections of The Henry Ford -thehenryford.org

La McLaren di ricopre di gloria solo nella serie americana Can Am dove è diventata la regina indiscussa della categoria.

Bruce non è soddisfatto, vuole vincere anche in F1!

Una nube all’orizzonte appare a minare le sue sicurezze: Robin Herd ha deciso di lasciare la McLaren per la Cosworth che gli ha fatto una proposta irrinunciabile per la costruzione di un motore sperimentale…una nuova sfida…

Il rapporto tra Bruce e Robin è, però, talmente buono che l’ingegnere non se ne andrà prima di aver finito di realizzare la nuova McLaren di Formula Uno che…correrà col nuovo motore Cosworth…

Orfana di Herd, la squadra promuove Coppuk, il suo vice, a capo progettista ed assume Denny Hulme, campione del mondo in carica!

Ottimo colpo di mercato per McLaren…

Insieme, Bruce e Denni, rappresentano il dream team della F1: i risultati per la squadra sono ottimi ed annoverano anche la vittoria a Spa.

Nel 1969 la McLaren non riesce a compiere il salto di qualità.

Ottiene una sola vittoria con Hulme e diversi piazzamenti con McLaren.

L’amico di sempre Meyer, fa capire al neozelandese che non può più fare il pilota proprietario ed insiste affinché si ritiri dalle corse.

Bruce è titubante, in fondo ha solo 33 anni, ma alla fine decide che la stagione 1970 sarà l’ultima che lo vedrà correre in pista…

La stagione si apre nel migliore dei modi: il neozelandese porta la propria monoposto al secondo posto in Spagna. A Monaco, nonostante sia protagonista di una grande gara, si deve ritirare per un problema meccanico.

Il 2 giugno si reca a Goodwood a provare una sua Can AM, quando improvvisamente esce di pista morendo sul colpo.

Non abbiamo, purtroppo, nessun filmato dell’incidente, che appare come una incredibile beffa del destino….incomprensibile per i più…

Morto McLaren, la squadra passa nelle mani di Teddy Meyer che la porta a vincere il campionato del mondo con Fittipaldi nel 1974 e con Hunt nel 1976.

Dopo una serie di insuccessi la scuderia viene venduta a Ron Dennis che, ispirandosi al suo fondatore, riuscirà a portarla nuovamente sul tetto del mondo sportivo grazie ai mondiali conquistati da Lauda, Prost, Senna, Hakkinen e Hamilton.

Di quella McLaren oggi ci restano solo il nome ed il color papaya ad onorare la memoria del suo fondatore…

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Federico Sandoli

Esperto di logistica e trasporti, sempre pronto a recepire le novità ed a proporre soluzioni operative innovative. Lettore accanito, con una passione particolare per la scienza, la medicina ed…i supereroi. Iscritto al Club Ferrari di Maranello dalla nascita, curo da sempre la mia passione per la Ferrari e la F1 in genere. Colleziono modellini che posiziono rigorosamente in funzione del periodo dell’anno e degli eventi legati a piloti e case costruttori e custodisco gelosamente alcune lettere autografe oggetto di uno scambio di corrispondenza con l’Ing. Ferrari.

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