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Formula 1Monoposto

F1-86: la confusione regna sovrana

La sconfitta bruciante del campionato 1985, obbliga la Ferrari allo scomodo ruolo di inseguitrice nei confronti dell’imbattibile McLaren MP 4.
Nel reparto corse sembra respirarsi un certo ottimismo, la base di sviluppo è la monoposto della stagione precedente, quindi, nei locali della Ges, si pensa di migliorare la già buona aereodinamica e rendere affidabile il propulsore.
A sorpresa gli ingegneri della squadra corse convincono Ferrari a dare vita a una monoposto tutta nuova che a colpo d’occhio sembra un clone della precedente ma con un retrotreno tutto nuovo.
Alla presentazione alla stampa, la macchina dà l’impressione di essere più massiccia della 156/85 anche se in realtà la misure dimostrano che è meno alta senza essere una sogliola coma la rivoluzionaria Brabham BT55.

Il Drake pretende un ritorno all’affidabilità senza penalizzare le prestazioni, nonostante il regolamento limiti il serbatoio a soli 195 litri. Per rispettare gli ordini del fondatore, la Ferrari torna ad utilizzare turbine kkk in sostituzione delle Garret e grazie alla nuova iniezioni elettronica, la potenza aumenta e i consumi diminuiscono.
Nonostante queste migliorie la monoposto F1-86 risulta essere deludente, affatto competitiva, nelle prime gare del campionato la Ferrari riesce a conquistare due modesti quarti posti.

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© Ferrari

L’ing Ferrari chiede spiegazioni ai propri ingegneri per le continue sconfitte e i tecnici rappresentano i difetti riassumendoli con una pessima aereodinamica, una cronica mancanza di affidabilità e l’impossibilità di sprigionare a terra l’enorme potenza sprigionata dal motore.

Il Drake ci mette poco a capire che la Ferrari va rifondata e in estate decide una rivoluzione impensabile per un uomo della sua età: ingaggia il tecnico della rinascita McLaren Barnard, garantendogli, oltre a un ingaggio favoloso, la possibilità di lavorare in una sede distaccata in Inghilterra ma anche carta bianca nella riorganizzazione dell’intero reparto corse.

Contestualmente all’ingaggio di Barnard, viene assunto Berger al posto di Johanson ma viene anche autorizzato il reparto motori a dare vita a un inedito motore sei cilindri turbo caratterizzato da una v di 90 gradi.

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© Ferrar / John Millar

Mentre a Maranello si cerca di mettere ordine a un reparto corse naufragato nella confusione più totale, la F1-86, questa la sigla della disgraziata monoposto, ottiene due incoraggianti risultati: un secondo e un terzo posto in Austria e con Stefan Johansson il gradino più basso del podio in Australia.
La stagione va in archivio con un magro bottino di 37 punti ma con una gran voglia di riscatto per la stagione 87.

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Federico Sandoli

Esperto di logistica e trasporti, sempre pronto a recepire le novità ed a proporre soluzioni operative innovative. Lettore accanito, con una passione particolare per la scienza, la medicina ed…i supereroi. Iscritto al Club Ferrari di Maranello dalla nascita, curo da sempre la mia passione per la Ferrari e la F1 in genere. Colleziono modellini che posiziono rigorosamente in funzione del periodo dell’anno e degli eventi legati a piloti e case costruttori e custodisco gelosamente alcune lettere autografe oggetto di uno scambio di corrispondenza con l’Ing. Ferrari.

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