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1890-18991980-1989Formula 1I cavalieri che fecero l'impresa

Ferrari agitatore di idee

Abbiamo visto gareggiare macchine originali per le soluzioni tecniche, su tutte la Tyrrel 6 ruote, la Lotus a turbina o a quattro ruote motrici: la nonna di queste Formula 1 estreme fu senza dubbio l’Alfa Bimotore.
Questa macchina nacque da un’idea di Enzo Ferrari, al tempo direttore del reparto corse Alfa Romeo, per poter contrastare in modo valido le monoposto tedesche Mercedes e Auto Union.
Il regime fascista, mal sopportava la supremazia tedesca in pista e pressava il giovane Enzo a dare vita a un progetto innovativo per farsi farsi onore sui circuiti.

Piloti Alfa Romeo 1930
© Wikimedia  – Enzo Ferrari, primo a sinistra, in compagnia di Prospero Gianferrari, Tazio Nuvolari e Achille Varzi

Ferrari chiamò il cavalier Bazzi, progettista di valore, e gli diede 4 mesi di tempo per preparare una macchina in grado di ben figurare al GP di Tripoli e al GP di Germania.
Bazzi modificò una vecchia P3 e, affascinato dall’idea del giovane Ferrari, posizionò due motori 8 cilindri da 3.165 cm³: uno davanti al pilota e uno dietro accoppiati da un unico albero motore, da un unico cambio e un’unica frizione.

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Il 10 aprile 1935 Nuvolari provò il primo esemplare sulla autostrada Brescia Bergamo con risultati incoraggianti: il mantovano volante raggiunse la ragguardevole velocità di 280 km all ora. Alla fine del test Nuvolari si sentiva ottimista, la macchina a suo dire avrebbe raggiunto i 340 km all’ora facilmente e faceva proclami di vittoria per il GP di Tripoli.

1935 04 14 Mille Miglia
© Wikimedia – Mille Miglia 1935

In Africa l’Alfa Romeo schierò due vetture, una affidata al mantovano volante, l’altra a Chiron.
In gara la potenza della macchina si rivela un problema e non potè fermare l’ennesima cavalcata trionfale delle Mercedes, più agili e parché nel consumo dei pneumatici.

Al contrario la macchina italiana ha proprio nei pneumatici il proprio tallone d’Achille: la troppa potenza porta a un consumo anomalo delle coperture e obbliga i pilota a continue soste ai box.
Mai domo Ferrari non accetta la sconfitta e convoca Bazzi e gli impartisce l’ordine di correggere i problemi di cui soffre la vettura. L’intenzione del giovane Enzo era quella di arrivare in Germania, circuito caratterizzato da lunghi rettilinei, in grado di vincere.

Nonostante gli sforzi in gara la musica non cambiò e le Mercedes non faticarono ad aggiudicarsi la gara, Chiron con l’Alfa riuscì a classificarsi al secondo posto, soprattutto grazie ai lunghi rettilinei, mentre Nuvolari dovette ritirarsi dopo aver duellato con la sua macchina che non ne voleva sapere di stare in strada.
Proprio il mantovano volante, decise di rifiutarsi di guidare la macchina in pista, troppo instabile, e convinse la squadra a ritornare alla vecchia e affidabile P3.

Ferrari era però deciso a lasciare un segno nell’albo d’oro delle corse e organizzo per la scuderia una trasferta sulla Firenze mare, dove Nuvolari si lanciò, non senza rischi, a 364 km/h conquistando il record europeo di velocità sul miglio lanciato.
Il fallimento della bimotore non fermerà il giovane Enzo che troverà i necessari stimoli per dare vita alla leggenda del motorismo che farà sognare milioni di tifosi in tutto il mondo.

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Federico Sandoli

Esperto di logistica e trasporti, sempre pronto a recepire le novità ed a proporre soluzioni operative innovative. Lettore accanito, con una passione particolare per la scienza, la medicina ed…i supereroi. Iscritto al Club Ferrari di Maranello dalla nascita, curo da sempre la mia passione per la Ferrari e la F1 in genere. Colleziono modellini che posiziono rigorosamente in funzione del periodo dell’anno e degli eventi legati a piloti e case costruttori e custodisco gelosamente alcune lettere autografe oggetto di uno scambio di corrispondenza con l’Ing. Ferrari.

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