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Per andare avanti…, a volte,… bisogna guardarsi indietro

Il 1963 non sembra un anno particolarmente favorevole per la rossa di Maranello. Le corse stanno diventando sempre più costose e l’assenza di una certa regolarità nelle vittorie obbliga il management a spostare parte dei proventi della vendita delle Gran Turismo alla F1.
Ferrari capisce che la produzione di serie non può subire contraccolpi di mercato ed è così che si lascia tentare dalla Ford: in fondo a lui interessava solo la gestione sportiva e la casa americana da tempo bramava il gioiello italiano….
Dopo una estenuante trattativa si arriva, finalmente, alla stipula del contratto.
Quel giorno troviamo faccia a faccia due giganti dell’automobile: da un lato Ferrari, che rappresenta il presente e dall’altro Iacocca, il futuro.
Tutto sembra procedere verso l’epilogo previsto quanto improvvisamente l’Ingegnere comincia ad urlare ed a proferire parole che gli astanti mai avrebbero immaginato di ascoltare…
Cosa aveva scatenato questa così accalorata reazione?
A far reagire Ferrari una clausola del contratto che avrebbe limitato molto il suo operato…
Se avesse firmato, sarebbe stato obbligato a chiedere l’autorizzazione per le spese dell’attività sportiva superiori a 10.000 dollari…, praticamente sempre…
Inaccettabile per il Vecchio!
Ad aumentare il disappunto la frase di Iacocca che se ne esce con “scusi lei vende e vuole pure comandare”?
Davvero troppo…
A quel punto Ferrari decide di buttare tutto all’aria e congeda frettolosamente gli stupiti manager della Ford.
L’impeto di orgoglio dell’Ingegnere non aveva, però, risolto i problemi della scuderia e la produzione delle GT necessitava una dedizione che il Drake non riusciva a garantire.
È costretto a capitolare e nel 1969 accetta la corte della FIAT, la storica casa automobilistica di Torino.
Enzo Ferrari fu molto chiaro nella stipula degli accordi: la sezione sportiva doveva rimanere sua completa prerogativa, il socio piemontese si sarebbe occupato di tutta la parte della produzione.
Per anni lo status quo ha funzionato, sebbene FIAT abbia sovente fatto sentire la sua presenza.
Chi può dimenticare di quando Ferrari dovette decidere di ritirarsi dalle corse di durata, oppure quando, in occasione dell’incidente di Lauda, dovette rinunciare ad ingaggiare Peterson…
Scomparso il Drake la situazione è drammaticamente precipitata per assenza a Maranello di un “uomo forte”, ma l’organizzazione impartita dal Vecchio è rimasta intatta.
Bisogna arrivare all’epoca Marchionne per cominciare a vedere dei cambiamenti.

marchionne e ferrari gp ungheria 2017
© formulapassion.it

Il manager italo canadese scorpora la Ferrari dalla galassia FCA e la fa quotare in borsa creando così la suggestione nel mondo di tifosi ed appassionati di poter essere proprietari di un pezzo della mitica rossa…
Nella mente del manager, la società di Maranello doveva essere la capostipite del polo del lusso su quattro ruote e quando ne diventò amministratore delegato impose il suo stile dando vita all’organizzazione orizzontale.
Complice la prematura scomparsa di Marchionne, l’organizzazione Ferrari cominciò a scricchiolare e la nomina di Binotto deve essere vista come un estremo tentativo di salvare quanto il manager aveva creato.
In realtà, Binotto scelto proprio dal Dottore, si è rivelato un ottimo direttore tecnico, ma non un team principal…ed il nuovo Presidente Elkann ci ha impiegato poco a capirlo….
Elkann, diversamente dalla tradizione Ferrari, è molto silente, ma ha imposto subito un suo punto di vista importante.
Ha voluto che la rossa tornasse a correre nel mondiale endurance dopo 50 anni, ha pian piano depotenziato Binotto togliendogli deleghe che ha avocato all’amministratore delegato, ma soprattutto si è reso conto che l’organizzazione voluta da Marchionne era arrivata al capolinea ormai da tempo.
Ha studiato i modelli organizzativi dei team vincenti ed ha compiuto una rivoluzione: ha sostituito Mattia Binotto con Frédéric Vasseur, manager con caratteristiche più dirigenziali, ed ha fatto sì che la scuderia, seppur diretta da un manager importante, non sia più un elemento distaccato dalla Ferrari fabbrica automobili, ma entrambe business unit di un’unica società che fa capo all’amministratore delegato Benedetto Vigna.
La Ferrari, tornata alle sue origini, funzionerà?
Lo scopriremo tra un mese con l’inizio del campionato del mondo!
Forse John Elkann si è ispirato a Ferrari che spesso amava ripetere ai suoi collaboratori “Per andare avanti bisogna sapersi guardare indietro”?
Speriamo abbia avuto ragione e che la stagione 2023 regali al mondo dei tifosi una rossa vittoriosa!

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Federico Sandoli

Esperto di logistica e trasporti, sempre pronto a recepire le novità ed a proporre soluzioni operative innovative. Lettore accanito, con una passione particolare per la scienza, la medicina ed…i supereroi. Iscritto al Club Ferrari di Maranello dalla nascita, curo da sempre la mia passione per la Ferrari e la F1 in genere. Colleziono modellini che posiziono rigorosamente in funzione del periodo dell’anno e degli eventi legati a piloti e case costruttori e custodisco gelosamente alcune lettere autografe oggetto di uno scambio di corrispondenza con l’Ing. Ferrari.

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