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Circuiti abbandonatiFormula 1

I 4 circuiti che vorremmo rivedere nel calendario di Formula 1

In questo momento di pausa, abbiamo deciso di tornare a emozionarci con i quattro circuiti che hanno fatto la storia e che vorremmo rivedere in calendario

Per tutti i nostalgici della Formula 1, vorremmo fare un salto e tornare un po’ indietro, per volgere lo sguardo al passato. E, in modo un po’ nostalgico, abbiamo individuato quelle che sono le quattro piste storiche che avremmo piacere di rivedere nella massima, per le emozioni e i dolori che ci hanno fatto vivere.

Non stato certo una scelta facile. Chi segue e ama questo sport da molto tempo sa che ci sono stati circuiti che hanno segnato la storia della Formula 1. Gli appassionati ormai veterani si saranno affezionati a delle piste, quelli più giovani a delle altre. Non è sicuramente semplice mettere d’accordo tutti e siamo sicuri che ciascuno di noi porta nel cuore una pista o un Gran Premio, un momento che custodirà per sempre come uno dei ricordi più belli.

Però ci abbiamo provato. E abbiamo deciso di raccogliere quelli che secondo noi sono i quattro tracciati che, se fosse possibile, accoglieremmo a braccia aperte nel calendario. Iniziamo, dunque. Venite con noi in questo breve excursus nella storia di questo sport.

L’INDIMENTICABILE NURBURGRING

Il circuito tedesco rappresenta uno dei tracciati che hanno segnato la storia della Formula 1. Una pista pericolosa, veloce, difficile. Tant’è che il progetto iniziale lo descriveva proprio come il più difficile circuito al mondo. Nell’idea originale la pista tedesca avrebbe dovuto includere 172 curve, 84 a destra e 88 a sinistra. Ognuna diversa dall’altra per raggio, inclinazione e pendenza.

Un tracciato pazzesco. Un tracciato che ha tenuto milioni e milioni di fan con il fiato sospeso. Le lotte tra i piloti sono sempre state da strapparsi i capelli, quelle rincorse quasi senza meta che si susseguivano di curva in curva. Ma non solo. Il Nurburgring è stato un circuito micidiale anche per quanto riguarda le improbabili condizioni atmosferiche. Molti, infatti, ricorderanno la difficoltà nel cercare di assecondare un meteo proibitivo, caratterizzato da piogge torrenziali e nebbia che hanno reso sempre più pauroso l’intero percorso.

Nurburgring tracciato
© Wikipedia

E purtroppo, com’è normale che sia, questo stesso tracciato così adrenalinico nascondeva proprio dietro una delle sue innumerevoli curve, la tragedia. Onofre Marimon e Peter Collinns, rispettivamente scomparsi nel 1954 e nel 1958, sono solo due dei nomi che il Nurburgring ha portato con sé. Ma non è finita qui. La pericolosità del Nurburgring è testimoniata, e lo è stata per tutta l’esistenza della Formula 1, da quella tragedia sfiorata che ha visto protagonista Niki Lauda.

Nurburgring Circuito
© Depositphotos

Quel 1976 ha segnato una svolta nella gestione dei Gran Premi di quella tappa del mondiale. Una decisione che ha incontrato il malumore e le diffidenze dei piloti più coraggiosi, quelli che sapevano di rischiare la vita ogni secondo della loro permanenza in pista. Una decisione, seppur nostalgica, che ha portato il Gran Premio di Germania all’Hockenheim. Un tracciato che, prima delle modifiche, rappresentava un’altra pista altrettanto pericolosa.

IL RICORDO DI HOCKENHEIM

E così, anche Hockenheim è entrata di diritto nella lista di Gran Premi che vorremmo rivedere in Formula 1. La versione originale, s’intende. Sede di trentasette edizioni del Gran Premio di Germania, il circuito fu costruito nel 1932 letteralmente su dei sentieri nei boschi. Il disegno originale, poi riadattato nel corso degli anni, era un tracciato incentrato prevalentemente sulla velocità.

Hockennheim originale
© Wikipedia

La partenza, prevista poco fuori dal centro abitato, lasciava poi spazio a una curva che si inoltrava all’interno del bosco, su strade già esistenti e riadattate alle monoposto. La gara si svolgeva in senso antiorario, per un totale di circa 12.045 metri. Quello che però ha segnato l’entrata nella storia dell’Hockenheimring è stata proprio la sua impronta velocissima. L’idea originale, infatti, lasciava spazio ad ampi e lunghi rettilinei, segnati solamente da alcune leggere curve. Il che, per chi aveva vissuto la storia del Nurburgring, lo faceva apparire come degno erede del Gran Premio di Germania.

Successivamente, a causa della costruzione della nuova autostrada, Hockenheim ha iniziato a perdere parte della sua spettacolarità. Per far fronte a questi cambiamenti,  è stata costruita la zona oggi nota come Motodrom, che andava a caratterizzare la pista di alcune curve piuttosto lente, configurazione che è stata poi mantenuta per altri trent’anni. Tuttavia, se agli occhi dei tifosi sembrava aver perso quel tocco di adrenalina, anche l’Hockenheim è poi stato protagonista di un incidente mortale che ne ha segnato l’esistenza.

Dopo la morte di Jim Clark, avvenuta nel 1968 durante una gara di Formula 2, all’Hockenheimring sono state aggiunte due varianti. Queste ultime avevano lo scopo di andare a interrompere i lunghi tratti rettilinei, anche se negli anni successivi si è resa necessaria l’introduzione di una nuova variante, dopo che il circuito aveva spezzato la vita e la carriera di Patrick Depailler. Negli anni Duemila, il tracciato è stato poi completamente stravolto su richiesta della stessa Formula 1. Da un lato,  i patron del Circus non avevano la possibilità di esporre sufficienti cartelloni pubblicitari, dall’altra ritenevano più appetibile e accattivante l’idea di un circuito più lungo.

L’IMPREVEDIBILITÀ DEL FUJI

Il fascino orientale del circuito giapponese non ha avuto vita lunga nella Formula 1 del passato, ma ha segnato comunque alcuni dei momenti più emozionanti della storia del Circus. Venuto alla luce nel 1965, il tracciato è diventato famoso per l’imprevedibilità del suo clima. Le piogge torrenziali, il clima umido e piovoso del luogo – infatti – hanno spesso reso difficile il regolare svolgimento delle competizioni.

Sopraelevata Fuji
© Wikipedia

Prima dell’avvento della Formula 1, la pista era stata pensata come un’ovale lungo 2.5 miglia, caratterizzata da due curve sopraelevate e da percorrere in senso antiorario. Successivamente, a seguito di varie peripezie di carattere economico finanziario, il tracciato assunse una forma ibrida, includendo un rettilineo piuttosto lungo che terminava con una pericolosa e velocissima curva, a cui si accedeva con una velocità di oltre 300 km/h.

A segnare le modifiche che hanno poi dato inizio all’era della Formula 1, anche in questo caso, è stato un incidente morale avvenuto nel 1974. A seguito di questa tragedia, nel 1976 il Fuji ha ospitato la prima edizione del Gran Premio del Giappone. Da quel momento gli episodi che hanno segnato la storia del tracciato sono stati diversi. Tra questi ricordiamo sicuramente la decisione di Niki Lauda di ritirarsi dalla gara per via delle condizioni meteo, che avrebbero messo in pericolo la sua vita e quella degli altri piloti, soprattutto dopo quanto accaduto al Nurburgring nello stesso anno.

Fuji Circuito
© Wikipedia

Configurazione che ha ospitato la Formula 1 nel 1976 e 1977.

Ma non è finita qui. Nel 1977 la Ferrari di Gilles Villeneuve piombò sul pubblico che stava assistendo alla gara, provando due vittime e diversi feriti. Un incidente che non segnò comunque la fine della storia della Formula 1 in Giappone, anche se dopo quell’episodio passarono diversi anni prima che il Circus tornasse in oriente. L’ultima edizione, avuta nel 2008, ha segnato di fatto la fine dell’era di Fujji, che poi negli anni successivi è stato sostituito dall’altrettanto doloroso circuito di Suzuka.

L’OCCASIONE DI LE MANS

Sapevate che nel 1967 Le Mans ha ospitato il Gran Premio di Francia? Si è trattato di un’unica occasione, che poi ha lasciato più spazio al Motomondiale. Eppure anche Le Mans sarebbe una tappa interessante da includere nuovamente nel calendario. Originariamente il tracciato appariva molto veloce, costituito da due rettilinei e sei curve.

Le Mans Circuito
© Wikipedia

Successivamente, per assumere una formula più sicura e moderna, la configurazione ha lasciato spazio a 13 curve. Rimane comunque un tracciato emozionante, che sa regalarci gioie e dolori quando ospita la Moto GP e la classica 24h di Le Mans. Quell’unico anno in Formula 1, in particolare, è rimasto nella storia grazie a Jack Brabham che insieme all’omonima scuderia ha dominato l’appuntamento del 1967.

Originariamente la pista era stata pensata proprio per ospitare diverse categorie del motorsport, senza limitarsi solamente alla 24h. Di conseguenza, proprio per questo suo carattere originario, porterebbe alla Formula 1 odierna una ventata di ricordi del passato e troverebbe sicuramente l’approvazione anche di coloro che seguono le serie correlate al Circus, soprattutto per coloro che seguono questo sport da più tempo.

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Redazione

La storia della Formula 1, raccontata quotidianamente, per non dimenticare i piloti e le gare che hanno reso celebre questo sport.

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