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Il dono del silenzio

Arrivato a Maranello con la scomoda nomea del “nipote di” Elkann ha subito voluto differenziarsi dai predecessori e si è insediato in una delle poltrone più ambite ma anche scomode, senza lasciarsi andare a proclami.
Il suo predecessore, Marchionne, era solito muovere folle di giornalisti pronte a raccogliere gli editti del presidente imperatore infatti, nel 2014, stanco di vedere la Ferrari rappresentare un Brand perdente, ha comunicato la sua irritazione ai media polemizzando a distanza con Montezemolo accusandolo di essere prigioniero di un passato vincente e di non essere riuscito a mantenere intatto il capitale vincente della scuderia.

Una volta al timone della scuderia, Marchionne, ha cominciato ad attuare un organizzazione orizzontale che a Maranello era però un déjà vu.
Nell’85 l’organizzazione orizzontale ha contribuito alla sconfitta di Alboreto quando nel momento decisivo è mancato un leader che potesse indirizzare il Drake a prendere le decisioni giuste.
Quando nel 2018 il presidentissimo cedette al male incurabile che da qualche anno lo logorava, l’organizzazione orizzontale aveva cominciato a presentare qualche crepa e la nomina di Elkan quale presidente non sembrò una soluzione ma solo un ripiego.
Invece il nipote di Gianni Agnelli decide di studiare la fabbrica non potendo accettare di trovarla divisa da faide e invidie interne che inevitabilmente si riflettevano nei risultati sportivi.

sergio marchionne
© Depositphotos

Il presidentino decide si seguire la strada tracciata da Marchionne e nomina Binotto Team Principal con la speranza che gli anni di esperienza maturati in Ferrari dal 95 potessero illuminare l’ingegnere emiliano.
Purtroppo ci volle poco a capire che Binotto , forse, era rimasto solo un ottimo ingegnere senza maturare quelle doti manageriale e politiche necessarie alla Ferrari.
Il silenzio del presidente in occasione del provvedimento Fia del 2020 ha irritato non poco noi tifosi che non avevamo capito che la Ferrari per farsi valere devo tornare vincente e non limitarsi a essere l’icona del motorismo sportivo.

Nel 2022, il tanto agognato cambio di regolamenti ha portato qualche vittoria ma non il titolo invocato obbligando il presidente ad epurare il tecnico mai cresciuto e ingaggiare Vasseur. Al dirigente francese viene dato il mandato di rendere nuovamente grande la Ferrari nonostante una monoposto non all’altezza. Mentre Vasseur tesseva la sua tela, John Elkann varava il progetto WEC portando la Ferrari a vincere la 24 ore di Le Mans 50 anni dopo l’ultima partecipazione.

Frederic Vasseur ed Enzo Ferrari

In silenzio, quasi in disparte, John Elkann ha supportato Vasseur appoggiando tutte le scelte del francese e consegnandogli il regalo più ambito ovvero il numero uno assoluto: Lewis Hamilton.
L’annuncio di questi giorni ha creato una tale aspettativa da rendere il 2024 quasi un anno inutile che la Ferrari impiegherà a creare l’organizzazione giusta per abbracciare nel migliore dei modi il campione inglese.

Tra qualche giorno verrà presentata la nuova monoposto e quando vedremo Elkan pronunciare le solite poche parole, non ci faremo ingannare dall’aspetto dimesso, questa volta sappiamo che nel suo silenzio il presidente sta facendo veramente i fatti.

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Federico Sandoli

Esperto di logistica e trasporti, sempre pronto a recepire le novità ed a proporre soluzioni operative innovative. Lettore accanito, con una passione particolare per la scienza, la medicina ed…i supereroi. Iscritto al Club Ferrari di Maranello dalla nascita, curo da sempre la mia passione per la Ferrari e la F1 in genere. Colleziono modellini che posiziono rigorosamente in funzione del periodo dell’anno e degli eventi legati a piloti e case costruttori e custodisco gelosamente alcune lettere autografe oggetto di uno scambio di corrispondenza con l’Ing. Ferrari.

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