La breve vita di Ricardo Rodriguez


Ricardo Rodriguez
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Il 14 febbraio 1942 nasceva a Città del Messico, Ricardo Rodriguez de la Vega. La breve carriera motoristica del pilota messicano inizia alla giovane età di 15 anni; quando batte tutti a Riverside alla guida di una Porsche 550 RS.
Ricardo si era messo in luce militando nella NART, in cui già gareggiava il fratello maggiore, Pedro.

Il debutto con la rossa

Nel 1960, al volante di una Ferrari 250 TR-59, Ricardo, si piazzò al secondo posto nella 24 Ore di Le Mans in coppia con André Pilette, mentre l’anno successivo arrivò terzo alla 12 Ore di Sebring e secondo alla 3 Ore di Daytona.
All’età di 19 anni, arriva il debutto in Formula 1, alla guida di una Ferrari nel gran premio d’Italia ,  diventa il più giovane pilota a correre nella massima competizione automobilistica.
Dopo essersi qualificato secondo, Ricardo, lottò per il successo finale fino al momento del ritiro, causato da un problema di affidabilità.

Le grandi vittorie

Purtroppo,  nel 1962 la Ferrari 156 F1, non era molto competitiva e  lasciò poche speranze al pilota messicano, che però si rifece con le vittorie nella Targa Florio alla guida di una Ferrari 246 SP in squadra con Olivier Gendebien e Willy Mairesse e nella 1000 Chilometri di Parigi in coppia con il fratello Pedro alla guida di una 250 GTO.
L’unica soddisfazione in F1 di quell’anno fu il quarto posto al gran premio del Belgio.

L’ultima gara

A novembre del 1962, Ricardo decise di correre la prima edizione del gran premio del Messico, non valida per il mondiale. In quell’occasione, la Ferrari non iscrisse le proprie monoposto, così Rodriguez firmò un contratto per guidare una Lotus privata del Rob Walker Racing Team.
Il 1° novembre, durante le prove, muore tragicamente a causa del cedimento della sospensione posteriore destra. La sua vettura esce di pista alla curva sopraelevata Peraltada e si schianta prendendo fuoco. Purtroppo le ferite riportate non lasciarono scampo al giovane pilota messicano.

Le parole di Enzo Ferrari su “Piloti che gente…”

Capivo che la bramosia del successo lo divorava. Un’ambizione nobile, da uomo, ma pericolosamente in agguato. E sapevo che, in famiglia, egli non trovava acqua per il suo fuoco, ma benzina. Dovetti leggere sul giornale che, per eccesso di velocità, per battere un record rubatogli minuti prima da un concorrente, durante le prove del Gran Premio del Messico, era uscito di pista con una Lotus. Questa volta il destino non era stato generoso. Aveva vent’anni, ed era un così buon ragazzo, sempre allegro, con quella faccia innocente di bambino terribile.

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