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500 Miglia di IndianapolisMonoposto

La paura fa 96T

La Lotus, mitica scuderia fondata da Colin Chapman, oltre a imporsi in Formula Uno riuscì negli anni 60 a trionfare nella mitica 500 miglia di Indianapolis con alla guida Jim Clark.
Vent’anni dopo il successo del campione scozzese, la Lotus comincia a sognare un clamoroso ritorno negli USA. La morte improvvisa del fondatore, Chapman, ha frenato gli entusiasmi e il neo team principal Peter Warr decide di rimandare il clamoroso ritorno in America. Improvvisamente Peter Warr venne contattato da Roy Winkelmann, un appassionato di corse ed ex titolare di un team di formula due che ha ottenuto i migliori risultati con Rindt alla guida. Nonostante i risultati decisamente buoni nel ’69 il team di formula due venne chiuso e Winkelman decise di interessarsi ad altre attività commerciali in America..

Quando la serie Cart, la Formula Uno americana, divenne un fenomeno globale riuscendo ad interessare diversi network televisivi, Roy ebbe un ritorno di fiamma per le corse e decise di tentare l’avventura nella categoria concorrente della formula uno. L’idea geniale che animo Winkelman fu quella di non utilizzare telai americani come March e Lola ma di coinvolgere un team storico che avrebbe attirato l’interesse degli sponsor.
Iniziate le trattative con la Lotus, il team britannico portò alla ribalta l’esigenza di un motore competitivo e contattarono la Cosworth. Lotus e Cosworth dimostrarono subito di essere interessati al ritorno in America e organizzarono un tavolo di lavoro diretto dal progettista F1 Ducarouge coadiuvato da Mike Coughlan.
La vettura che prende vita, era molto simile alla Lotus che ha corso il mondiale di F1 nell’84 seppur con qualche modifica sostanziali per adempiere ai severi standard di sicurezza imposti dalle competizioni sui tracciati ovali.
Nonostante il progetto fosse ormai in dirittura d’arrivo, la Governance della serie Cart, cominciò a storcere il naso all’eventualità di avere al via una monoposto creata da un costruttore europeo. La resistenza della “CART” ebbe come effetto un raffreddamento degli entusiasmi da parte degli sponsor.

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A condannare definitivamente il progetto della 96T, ci fu l’approvazione da parte della Cart, di vietare l’utilizzo di telai costruiti in materiali compositi come era in effetti quello della 96T.
Il ritorno in America della Lotus naufragò e non si concretizzerà mai più. Di quella monoposto resta un unico esemplare che non ha mai girato in pista ed è attualmente gestito dal classic Lotus Team che la espone nelle esibizioni per vetture storiche.

Con la Ferrari 637 e la Lotus 96T, ci troviamo di fronte a due nobili incompiute che suscitano una certa malinconia nei cuori degli appassionati.

PHOTO CREDITS
wikimedia.org
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Federico Sandoli

Esperto di logistica e trasporti, sempre pronto a recepire le novità ed a proporre soluzioni operative innovative. Lettore accanito, con una passione particolare per la scienza, la medicina ed…i supereroi. Iscritto al Club Ferrari di Maranello dalla nascita, curo da sempre la mia passione per la Ferrari e la F1 in genere. Colleziono modellini che posiziono rigorosamente in funzione del periodo dell’anno e degli eventi legati a piloti e case costruttori e custodisco gelosamente alcune lettere autografe oggetto di uno scambio di corrispondenza con l’Ing. Ferrari.

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