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Formula 1Monoposto

La regola del sei

Negli anni 70, quando in Formula 1 l’effetto suolo era una chimera tecnologica, la McLaren provò a sigillare al suolo una M23 con delle bandelle laterali. L’esperimento da subito delle risultanze positive ma necessitava di diversi test per poterle affinare. Incuriositi dal tentativo McLaren ma decisi a provare altre strade per poter abbassare il baricentro delle vetture e aumentare la tenuta in curva, certi team cercano di dotare le monoposto di 6 ruote
La più famosa è stata sicuramente la Tyrrel P34: ricordo che a Monza era emozionante vederla entrare in curva più veloce delle altre monoposto e uscirne di traverso per gestirne l’accelerazione e la differenza di aderenza tra gli assi. Il progetto P34 nasce da un’intuizione di Dereck Gardner, allora progettista della Tyrrel, e la filosofia trainante è quella di avere una minore resistenza aerodinamica grazie alle forme più tondeggianti e alle dimensioni ridotte degli pneumatici anteriori.

La multinazionale Elf, finanzia in toto il progetto e il successo in Svezia, pole position e doppietta finale, aveva illuso tutti che una nuova frontiera tecnica era stata trovata. Ben presto i tecnici Good Year e gli sponsor si resero conto che il successo fu un illusione: le difficoltà del gommista americano a produrre pneumatici anteriori di dimensioni più piccole, unite alle difficoltà ad adattarsi in toto a tutti i circuiti, obbliga la Tyrrel ad accantonare il progetto dopo poco più di un anno dal debutto.
Anche la March, incuriosita dall’esperimento Tyrrell, opta per una monoposto a 6 ruote. Gli ingegneri però optano per tre assi, due al posteriore e uno all’anteriore.

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La March ritenne di aver trovato la soluzione per far funzionare le sei ruote: infatti il doppio ponte posteriore procurava effettivi vantaggi in termini di trazione. Nonostante i riscontri positivi, la scuderia sceglie di non portare in pista la monoposto essendo troppo esoso svilupparla ma si ripromette di trovare i finanziamenti necessari allo sviluppo. La Ferrari si fa attrarre dalla soluzione a sei ruote: Forghieri va controcorrente e fa preparare un prototipo su base 312 denominata T6.

Ferrari 312 T6 1977 6 ruote
© Wikimedia

La macchina è caratterizzata da 4 ruote gemellate al posteriore e viene portata in pista dai piloti titolari Reutemann e Lauda, sia a Fiorano, sia sull’anello di Nardò.
I piloti sono critici sulla soluzione ma non escludono di poterla sviluppare ma a bloccarne lo sviluppo è l’eccessiva larghezza posteriore non conforme al regolamento. Ultima monoposto a 6 ruote è stata la Williams.

Williams FW08B Jonathan Palmer 1982 a Donington
© Copyright sconosciuto

La scuderia di Grove opta per la soluzione adottata dalla March alla quale aggiunge l’effetto suolo.
Patrick Head, ingegnere capo Williams, si dichiara decisamente ottimista e aveva strutturato il team a sviluppare il prototipo per prepararlo al meglio per la stagione 1983.

March 6 ruote
© Copyright sconosciuto

A bloccare il progetto ci pensa la federazione che, a causa dei numerosi incidenti occorsi nella stagione 82, vieta l’effetto suolo e, per rendere le macchine da corsa più coerenti con le macchine di tutti i giorni, vieta le 6 ruote di cui 4 motrici con il voto di Frank Williams decisivo.
In pratica votando a favore, il patron Williams mette fuori legge tutte le caratteristiche del prototipo prodotto in fabbrica, probabilmente perché non ci credeva troppo,

Con la messa fuori regolamento la macchina a sei ruote rimane un prototipo ideologico di una formula dove l’inventiva degli ingegneri era importante tanto quanto le qualità dei piloti. Per poter vedere sfilare queste macchine, ancora bellissime, bisogna andare a Goodwood e ammirare cosa ci siamo persi a non vederle gareggiare.

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Federico Sandoli

Esperto di logistica e trasporti, sempre pronto a recepire le novità ed a proporre soluzioni operative innovative. Lettore accanito, con una passione particolare per la scienza, la medicina ed…i supereroi. Iscritto al Club Ferrari di Maranello dalla nascita, curo da sempre la mia passione per la Ferrari e la F1 in genere. Colleziono modellini che posiziono rigorosamente in funzione del periodo dell’anno e degli eventi legati a piloti e case costruttori e custodisco gelosamente alcune lettere autografe oggetto di uno scambio di corrispondenza con l’Ing. Ferrari.

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