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Le grandi innovazioni della Formula 1: gli alettoni

Secondo capitolo sulle innovazioni tecniche più importanti della storia della Formula 1: è il turno degli alettoni

Gli alettoni sono tra le innovazioni che più hanno segnato l’aspetto (e le prestazioni) delle vetture di formula 1

Se alla fine degli anni ’50 era stato l’utilizzo del motore posteriore la più grande innovazione tecnica della massima formula, alla fine del decennio successivo il premio per la soluzione più importante dal punto di vista tecnico va sicuramente all’introduzione degli alettoni.

Per tutta la decade, in maniera analoga agli anni ’50, le forme delle vetture erano rimaste pressochè invariate. Vetture a forma di sigaro, sempre più basse per sfruttare la miglior maneggevolezza di una macchina con baricentro vicino al suolo. Sempre più filanti per offrire minor resistenza aerodinamica all’avanzamento. Ma in definitiva molto simili tra loro anche col passare degli anni.

L’idea del tecnico americano Jim Hall, e i successi della Chaparrall nelle gare prototipi

A ribaltare il tavolo fu un ingegnere aerodinamico della General Motors, di nome Jim Hall, fondatore (e pilota) dell’americana Chaparral nelle gare di durata oltreoceano. Nel 1966 la Chaparral presentò la 2E, un modello destinato a rimanere nella storia dell’automobilismo. Caratterizzato da una disposizione dei radiatori ai lati dell’abitacolo (altra innovazione destinata ad una grande diffusione) la 2E presentava una grande ala rovesciata montata direttamente sugli attacchi della sospensione posteriore.

Innovazioni alettoni
© Wikipedia Creative Commons License Oldwizzard

Dotata di cambio automatico, la vettura non aveva il comando della frizione, ma nell’abitacolo presentava lo stesso un terzo pedale. Questo serviva ad appiattire l’ala nei rettilinei e lasciarla inclinata nelle curve (come l’attuale DRS). Il pilota era così in grado di liberare la potenza del motore sul dritto, e poi di disporre di una vettura più guidabile in frenata e trazione.

La Ferrari introduce gli alettoni nel 1968. Ma quante resistenze…

Ad osservare con attenzione l’idea di Jim Hall fu soprattutto l’aerodinamico della Ferrari Giacomo Caliri. Il progettista siciliano studiò a lungo l’effetto deportante degli alettoni, e iniziò i primi disegni alla fine del 1967. Ma quante difficoltà prima di introdurle su una vettura da gran premio!

Innovazioni alettoni
© McLaren.com

Lo stesso Caliri racconta spesso che quando il Commendatore passò accanto al suo tavolo da disegno e vide per la prima volta il progetto di un alettone lo apostrofò con una delle sue famose frasi iraconde: “Caliri, ma chi le ha detto che la Ferrari produce carretti per i gelati???”

Questa era l’atmosfera. Fatto sta che dopo calcoli, prove e riprove finalmente nel gran premio di Francia del 1968 la casa del cavallino si presentò al via con un bell’alettone montato appena dietro la testa del pilota.

A Rouen ’68 il debutto vincente degli alettoni: una di quelle innovazioni destinate a non scomparire più

E guarda caso il carretto per i gelati vinse la corsa, con Jacie Ickx alla guida. Da allora non ci fu più una vettura vittoriosa in formula 1 che non fosse equipaggiata con degli alettoni, tranne Monza ’68 e ’69. Ma il circuito brianzolo era ancora troppo veloce perchè le vetture avessero bisogno di tanta deportanza per risultare vincenti.

Nei primi anni l’applicazione dell’idea di Hall, o di Caliri, fu decisamente… curiosa. Gli alettoni furono montati davanti, dietro, in mezzo, bassi o incredibilmente alti. Esposti a disastrose rotture furono in breve tempo regolamentati dalla federazione. Intanto fu impedito di adottarne di mobili, e poi fu limitata l’altezza e lo sbalzo dal corpo vettura.

Innovazioni alettoni
© Creative commons Dan Smith

Fu così che in pochi anni la presenza degli alettoni caratterizzò il progetto di ogni vettura da corsa, in Formula 1 come anche nelle categorie inferiori e nei prototipi. Solo negli anni dell’effetto suolo esasperato (fine anni ’70, ce ne occuperemo nel prossimo articolo) fu possibile rinunciare, almeno all’anteriore, al carico aerodinamico generato dagli alettoni. Ma si tratta di episodi veramente sporadici nel libro della storia della massima categoria, dove gli alettoni occupano uno spazio indiscutibile.

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David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, nato a Prato ma trasferito per amore e lavoro sui colli Euganei in provincia di Padova. Sono uno sportivo a livelli di fanatismo, ho praticato la pallanuoto per vent'anni e ora faccio i campionati di nuoto Master. Ma le sensazioni più forti me le ha sempre regalate la Formula 1, sin da quando a nove anni ho visto il Gran Premio di San Marino del 1981. Sono seguite sveglie notturne per vedere i gran premi asiatici, autentiche fortune spese in riviste specializzate, giornate tra le frasche del Mugello per guardare girare di nascosto Michael Schumacher. Essere diventato nel frattempo Ingegnere Meccanico non ha migliorato la cosa... Scrivo perchè non posso fare niente per evitarlo.

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