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Le grandi innovazioni della Formula 1: l’effetto suolo

Alla fine degli anni ’70 si concretizzò una grande rivoluzione tecnica. Grazie alla Lotus fu introdotto l’effetto suolo, e le vetture cambiarono per sempre

La fine degli anni ’70; sesso, droga ed… effetto suolo!

Se motore posteriore ed alettoni sono state le innovazioni più importanti degli anni ’50 e ’60, a chiudere gli anni ’70 è arrivato l’effetto suolo. Non c’è dubbio che l’invenzione di Chapman e del suo team sia stata una delle “genialate” più sorprendenti dell’intera storia della Formula 1.

Ha garantito un salto di prestazione impressionante (i tempi sul giro in pochi anni si sono abbassati di cinque o sei secondi). Ha influito enormemente sulla forma delle vetture. Infine ha dato origine alle cosiddette wing car, che in molti annoverano tra le vetture più belle che si siano mai viste in pista.

La prima macchina a effetto suolo è stata “ufficialmente” la Lotus 78, introdotta nel 1977 e subito competitiva, sebbene sofferente di alcuni problemi di stabilità. Ma la prima vettura dominante basata su questo principio fu la sua erede, la 79 introdotta nel gran premio del Belgio del 1978 e sovrana incontrastata di quell’annata.

Le minigonne: strumento fondamentale per l’applicazione dell’effetto suolo

In realtà che sotto le fiancate si potesse ottenere della deportanza con un adeguato sfruttamento del flusso d’aria se n’erano accorti anche altri team. Già nei primi anni ’70 la March aveva realizzato un modello con pance laterali profilate ad ala rovesciata, ottenendo buoni risultati.

Effetto suolo
© Wikipedia Creative Commons David Merrett

Il problema era che quel flusso in depressione non riusciva a seguire fedelmente il profilo inferiore della pancia. La mancanza di una parete laterale consentiva il passaggio dell’aria verso l’ambiente esterno e comprometteva pesantemente l’efficacia della soluzione.

La svolta avvenne durante una prova in galleria del vento operata dalla Lotus. Un tecnico si avvicinò alla vettura mentre era ancora in funzione il ventilatore, e improvvisamente la bilancia misurò un notevole incremento della deportanza. Fu chiesto al tecnico se avesse toccato il modellino, se si fosse appoggiato sulle pance o se avesse alterato la bilancia.

Fu scoperto alla fine che l’unica azione si cui si era reso colpevole era appoggiare a terra la sua cartellina rigida accanto alla fiancata del modello. Così facendo aveva sigillato il fondo e impedito gli effetti di bordo. Era nata l’idea delle minigonne!

Il team Lotus e gli aerodinamici che cambiarono la Formula 1

Peter Wright, Martin_Ogilvie e Tony_Rudd sono i tecnici a cui si deve l’utilizzo delle minigonne su un auto di Formula 1 e il conseguente sfruttamento ottimale dell’effetto suolo. Ovviamente sopra di loro agiva Colin Chapman, fondatore e mente tecnica della Lotus nonché personalità da sempre molto spregiudicata nell’adozione di novità tecniche interessanti.

Effetto suolo
© Wikipedia Creative Commons

Le tecnologie con cui furono realizzate da lì in avanti le bandelle laterali furono molteplici. Spazzole, lamine metalliche, lastre mobili per adeguarsi all’asfalto e alle variazioni di carico. Parallelamente la federazione cercava di limitare l’uso di questi dispositivi. Sia su pressione delle squadre rimaste indietro sia per oggettivi motivi di sicurezza.

La Ferrari, per esempio, adottando il V12 piatto non poteva sfruttare tutto lo spazio delle pance per generare carico. E le limitazioni sulle minigonne non dispiacquero certo a Maranello. Non mancarono anche casi di vere e proprie esagerazioni, come la Lotus ’80, dotata di minigonne dalla punta del muso fino all’ultimo elemento della carrozzeria dietro le ruote posteriori.

Una vettura di una instabilità tale che nemmeno Mario Andretti seppe ricavarci qualche risultato. Ma soprattutto fu l’incremento delle prestazioni e le morti in pochi anni di Depailler, Villeneuve, Paletti (oltre che il ferimento di Pironi) a far pensare che le vetture a effetto suolo fossero realmente troppo veloci.

Nel 1983 scompaiono le minigonne e l’effetto suolo esce dalla porta (per rientrare dalla finestra)

A qualche decennio di distanza si può affermare con una certa sicurezza che l’uso delle minigonne non fu diretto responsabile di molti degli incidenti di quegli anni. Certo, le vetture erano pericolose, molto veloci, instabili e molto sensibili all’altezza da terra. Ma c’era anche chi, come Elio de Angelis, affermava che “c’è più tenuta in curva, e quindi più sicurezza!”.

Effetto suolo
© Wikipedia Creative Commons Russell Whitworth

Il dibattito fu molto acceso, ma il regolamento del 1983 fu chiaro: fondo piatto e niente più pance profilate come ali rovesciate! Fu la fine delle wing cars, anche se la ricerca dell’effetto suolo non subì certo un arresto definitivo. Intanto l’ala rovesciata fu usata dietro l’asse posteriore, dove ancora era consentita. E comparvero i diffusori di cui ancora si nota l’esistenza.

E poi nei decenni a seguire l’effetto suolo non è certamente sparito. Le macchine girano ancora a pochi centimetri da terra, e il flusso che passa sotto la parte inferiore della vettura è ancora attentamente studiato dagli ingegneri delle squadre.

Per finire nel 2022 si potranno nuovamente usare fondi vettura ad ali rovesciate. E l’effetto suolo comparirà di nuovo in Formula 1 in tutto il suo splendore. Peter Wright ha 76 anni, ma dovunque abbia deciso di godersi la vecchiaia non gli sfuggirà certo un largo sorriso.

David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, nato a Prato ma trasferito per amore e lavoro sui colli Euganei in provincia di Padova. Sono uno sportivo a livelli di fanatismo, ho praticato la pallanuoto per vent'anni e ora faccio i campionati di nuoto Master. Ma le sensazioni più forti me le ha sempre regalate la Formula 1, sin da quando a nove anni ho visto il Gran Premio di San Marino del 1981. Sono seguite sveglie notturne per vedere i gran premi asiatici, autentiche fortune spese in riviste specializzate, giornate tra le frasche del Mugello per guardare girare di nascosto Michael Schumacher. Essere diventato nel frattempo Ingegnere Meccanico non ha migliorato la cosa... Scrivo perchè non posso fare niente per evitarlo.

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