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500 Miglia di IndianapolisFormula 1Monoposto

Lotus 56: la monoposto a reazione

La Lotus 56 è stata progettata inizialmente per poter partecipare alla 500 miglia d’Indianapolis. Originariamente le monoposto erano tre e si misero subito in luce durante le qualificazioni conquistando delle posizioni di rilievo nella griglia di partenza.

Durante la gara diversi problemi fermarono le monoposto nonostante si fossero messe in evidenza percorrendo diversi giri in testa.
Il progetto di base prevedeva una monoposto alimentata a cherosene con una turbina di modello aereonautico in grado di erogare una potenza superiore ai 500 cv.
Questo sistema sfruttava una scatola di trasmissione centrale situata proprio dietro il sedile del pilota che riceve il moto della turbina e assicura la trazione sulle 4 ruote grazie a due differenziali.

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Indianapols 1968 Graham Hill
© Getty Images

La federazione americana, dopo la 500 miglia, decide che la macchina non è conforme e ne vieta l’utilizzo.
Chapman indispettito ma mai domo, comincia a studiare di adattare la monoposto ai regolamenti della formula uno e la fa debuttare nel 1971 con la sigla 56B.

La monoposto ha gomme identiche sui due assi con il pilota doveva cambiare completamente lo stile di guida infatti la monoposto è dotata di una coppia eccezionale che le permetteva uno spunto in partenza superiore rispetto alle monoposto tradizionali.
Un problema non da poco che incontrarono i piloti, fu gestire la macchina in frenata, infatti l’operazione era resa difficile dall’assenza del freno motore e dalla difficoltà a gestire le temperature elevate dei quattro dischi.

gp olanda 1971 Dave Walker-Lotus-Pratt-&-Whitney-56B
© ANEFO / Eric Koch

Alle difficoltà in frenata si aggiungeva anche la difficoltà da parte del pilota di trovare il momento giusto per accelerare vista che la potenza veniva erogata con una manciata di secondi di ritardo.
Viste queste problematiche, la competitività della vettura era di difficile realizzazione salvo sottoporla a diverse sessioni di test e a molte modifiche.

Il miglior risultato ottenuto da questo autentico laboratorio su 4 ruote fu l’ottavo posto a Monza, dove corse senza essere iscritta come team Lotus per indagini ancora in corso per la morte di Rindt avvenuto sullo stesso circuito un anno prima.
Persuaso delle difficoltà Chapman deciderà che per la stagione 72 sarà l’ennesima versione dell’iconica Lotus 72 a difendere i colori Lotus archiviando il progetto 56b come l’ennesimo azzardo non riuscito.

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Federico Sandoli

Esperto di logistica e trasporti, sempre pronto a recepire le novità ed a proporre soluzioni operative innovative. Lettore accanito, con una passione particolare per la scienza, la medicina ed…i supereroi. Iscritto al Club Ferrari di Maranello dalla nascita, curo da sempre la mia passione per la Ferrari e la F1 in genere. Colleziono modellini che posiziono rigorosamente in funzione del periodo dell’anno e degli eventi legati a piloti e case costruttori e custodisco gelosamente alcune lettere autografe oggetto di uno scambio di corrispondenza con l’Ing. Ferrari.

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