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Formula 1Grandi eroi senza corona

Peter Collins: bello e generoso

A Monza, durante il Gran Premio d’Italia 1956, la Ferrari D50 di Fangio si deve fermare ai box.
L’argentino è una furia: in quel momento sta perdendo il titolo!
La rabbia del pilota è comprensibile perché quello sarebbe il quarto titolo consecutivo…
Il carattere tendente al paranoico dell’argentino lo porta addirittura ad accusare tutta la squadra di sabotaggio.
Non tutto è perduto…
Improvvisamente, anche la Ferrari di Peter Collins si ferma.
Il pilota scende dalla monoposto, si dirige verso Fangio e… gliela cede!
Il regolamento, a quei tempi, lo consentiva e Collins non ebbe la minima esitazione a sacrificare la propria vittoria nel campionato a vantaggio del suo caposquadra.

Peter Collins e Stirling Moss Gran Bretagna 1956
Peter Collins e Stirling Moss Gran Bretagna 1956

Fangio saltò in macchina e riuscì ad arrivare secondo, aggiudicandosi il titolo.
Al suo rientro ai box, abbracciò l’inglese ringraziandolo per il gesto, frutto di un senso di sportività non comune.
Peter Collins era un giovane bellissimo che, spesso, faceva irritare il Vecchio coi suoi comportamenti estremi.
Viveva, con la moglie sposata dopo un breve fidanzamento, su una barca ancorata a Montecarlo.
Nonostante il matrimonio, forse contratto troppo presto, l’inglese faceva strage di cuori ed i gossip all’epoca si sprecavano compreso quello che lo voleva amante di un’importante attrice americana in grado di turbarne, talvolta, l’animo….
Molto grintoso in gara, ma in F1 vinse solo tre gare.
Il suo vero punto di forza era la sua grande qualità da collaudatore: dopo soli pochi giri di prova, riusciva a fornire agli ingegneri una fotografia esatta dello stato della vettura e degli interventi da effettuare!
È stata proprio questa sua grande dote a portare le Ferrari sport al successo a Buenos Aires, a Sebring e al Le Mans dove si è esibito con la mitica testarossa.

gp belgio 1956 peter collins
formula1neltempo.it

Ferrari apprezzava molto questo ragazzo dotato di un’educazione esemplare e che si sforzava d parlare l’italiano per farsi capire dalla squadra.
Dopo aver perso il titolo nel 1956 era convinto di poterselo giocare in casa nel 1958 sfidando il suo compagno di squadra nonché migliore amico Hawthorn.
Al Nürburgring nel 1958 è convinto di poter vincere.
Si racconta che la sera prima ebbe un alterco con una donna che lo disturbò molto e, dopo una notte insonne, si presentò in pista visibilmente stanco.
In una delle tante curve la velocità eccessiva lo portò fuori pista sbalzandolo fuori dall’abitacolo e facendolo finire fatalmente contro un albero.

La corsa in ospedale fu inutile: Peter spirò prima dell’arrivo al nosocomio.
Hawthorn rimase scioccato dall’incidente, riuscì a vincere il titolo che dedicò all’amico scomparso e, ancora visibilmente scosso, decise di ritirarsi a fine stagione.
Il destino ha deciso di accomunare, comunque, i due amici.
Un incidente, ancora oggi ammantato dal mistero, mentre percorreva la campagna inglese con la sua Jaguar fece sì che Hawthorn raggiungesse il suo amico poco più di 6 mesi dopo.

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Federico Sandoli

Esperto di logistica e trasporti, sempre pronto a recepire le novità ed a proporre soluzioni operative innovative. Lettore accanito, con una passione particolare per la scienza, la medicina ed…i supereroi. Iscritto al Club Ferrari di Maranello dalla nascita, curo da sempre la mia passione per la Ferrari e la F1 in genere. Colleziono modellini che posiziono rigorosamente in funzione del periodo dell’anno e degli eventi legati a piloti e case costruttori e custodisco gelosamente alcune lettere autografe oggetto di uno scambio di corrispondenza con l’Ing. Ferrari.

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