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Formula 1I cavalieri che fecero l'impresa

Schumacher: eroe romantico o cinico ambizioso?

Non staremo a ripercorrere le tappe della sua carriera, in queste poche righe vogliamo celebrare il campione, ma anche capire quanto la sua classe sia stata immensa o favorita da un periodo in cui, in F1, non c’erano piloti di spicco.
Quando nel 1994 la formula uno rimase orfana di Senna, l’ambiente cominciò a interrogarsi sulla necessità di riempire il vuoto lasciato dalla prematura scomparsa del pilota brasiliano e dalla mancanza della Ferrari al vertice. Chi meglio del tedesco poteva ricoprire quel ruolo?
Fino a quel momento era stato l’unico a mettere in seria difficoltà “O Rey” e ciò lo portarono a diventare la nuova stella della Formula 1. Gare come Spa ’95, dove partendo dalla sedicesima posizione, riuscì a umiliare Hill sotto la pioggia con pneumatici d’asciutto, contribuirono ad aprirgli le porte del regno dei motori.

michael schumacher 11 10 2006 Jerez
© Depositphotos

Fu grazie alle insistenze di Todt, ma anche, se non soprattutto ai miliardi di Agnelli, che il tedesco arrivò a Maranello dove trovò un ambiente ricco di storia, tradizione ma povero di progetti. Motivato dall’essere in sella alla squadra più famosa al mondo, cominciò a prodigarsi in test estenuanti che portarono il cavallino a recitare nuovamente un ruolo da protagonista in F1. La prima vittoria in Spagna fu una liberazione per tutti, ma anche l’urlo di battaglia di un cavaliere che finalmente era riuscito a domare il proprio destriero.

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Da quel giorno la Ferrari con Schumacher alla guida non mancò mai di essere protagonista nel mondiale di F1 seppur con dei finali che hanno fatto spesso discutere sulla sua tenuta psicologica. Non dimenticheremo mai il GP d’Europa del 97, quando con un mondiale che gli stava scappando di mano, speronò Villeneuve, suo diretto avversario per il campionato, col risultato di ritirarsi e regalare il titolo al pilota della Williams.

michael schumacher 11 10 2006 Jerez
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I puristi hanno gridato allo scandalo, dimenticando che i duelli rusticani, anche conditi da qualche scorrettezza di troppo, sono sempre stato il sale del nostro sport. La federazione decise di sposare un nuovo corso e penalizzò l azione del tedesco escludendolo dalla classifica finale per comportamento antisportivo.
Amareggiato ma mai domo, l’anno dopo si riporta in zona titolo, dimostrando di essere l’unica alternativa a un mondiale dominato dalla McLaren Mercedes e da Mika Hakkinen. Il vero avversario del tedesco forse era proprio il suo carattere spesso precipitoso, come a Spa, quando cadde nel tranello innescato da David Coulthard, o come a Suzuka quando fece spegnere la macchina in pole affogando ogni speranza di vittoria in una impossibile teoria di sorpassi fermata dallo scoppio di una gomma ormai logora.
Si dimostrò sempre più uomo squadra nel 1999, nonostante un incidente che ne minò la corsa al titolo e lo tenne fuori diversi mesi, al suo rientro in Malesia si mise a disposizione del team tenendo viva la speranza di Irvine di conquistare il titolo.

Certo a Suzuka c’è chi racconta che nonostante la pole non fece nulla per fermare la McLaren di Hakkinen, e favorire il compagno, ma queste sono illazioni create ad arte per minarne l’immagine che a quei tempi non godeva di grande simpatia.
L’ingresso negli anni 2000 lo vede mattatore al limite della noia. La superiorità dimostrata dal binomio Ferrari-Schumacher era tale che i mondiali diventarono una formalità.,
Il cambio di regolamenti e l’affacciarsi di avversari nuovi, Alonso su tutti, ha reso la vita del tedesco difficile tanto da indurlo a pensare al ritiro.

Nel 2006 provò contrastare la marcia trionfale dello spagnolo e della sua Renault fino a Suzuka, quando forse un errore all’uscita dei box portò la sua monoposto a forzare troppo il propulsore mandandolo in fumo insieme ai sogni di vittoria.
Dopo la grade gara di Interlagos, il tedesco abbandonò, stanco di essere messo sempre in discussione, conscio di non avere più le energie mentali per contrastare il nuovo che avanzava. Il vuoto lasciato in F1 è enorme e non potrebbe essere diversamente, comunque, anche se in assenza di veri avversari, Schumacher ha caratterizzato gli anni della sua permanenza nella massima formula con prestazioni eccezionali rese ancora più roboanti dalla pochezza dei mezzi che si è trovato a guidare.

michael schumacher GP Italia 2012
© Depositphotos

La nota stonata della grande carriera di Schumacher, è stato il ritorno con la Mercedes, in una Formula 1 troppo diversa dalla sua e con un fisico non più roccioso come ai tempi d’oro. I due anni alla guida della stella d’argento sono stati un pianto che un campione della sua classe poteva e doveva risparmiarsi.

michael schumacher GP Italia 2012
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L’epilogo della sua storia è nell’incidente sulle nevi, che facendolo piombare nell’oblio del silenzio, ci ha privato dei suoi commenti e della sua presenza preziosa in una Formula 1 nuova che lo avrebbe visto in prima fila a spiegarci le prestazioni di Hamilton e probabilmente ci avrebbe fatto amare questo sport ormai tanto lontano dal suo pubblico.

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Federico Sandoli

Esperto di logistica e trasporti, sempre pronto a recepire le novità ed a proporre soluzioni operative innovative. Lettore accanito, con una passione particolare per la scienza, la medicina ed…i supereroi. Iscritto al Club Ferrari di Maranello dalla nascita, curo da sempre la mia passione per la Ferrari e la F1 in genere. Colleziono modellini che posiziono rigorosamente in funzione del periodo dell’anno e degli eventi legati a piloti e case costruttori e custodisco gelosamente alcune lettere autografe oggetto di uno scambio di corrispondenza con l’Ing. Ferrari.

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